LE RAGAZZE

23 maggio 2010

Ragazze che cercavate
il grande amore, il grande amor terribile,
ch’è successo, ragazze?

Forse
il tempo, il tempo!

Perché ora,
è qui, guardate come passa
trascinando le pietre celesti,
rompendo fiori e foglie,
con un rumore di spume sferzate
contro tutte le pietre del tuo mondo,
con un odore di sperma e di gelsomini,
vicino alla luna insanguinata!

E ora
tocchi l’acqua con i tuoi piccoli piedi,
con il tuo piccolo cuore,
e non sai che fare!

Son migliori
certi viaggi notturni.
certi scompartimenti,
certe divertentissime passeggiate.
certi balli senz’altra conseguenza
che continuare il viaggio!

Muori di paura o di freddo.
o di dubbio;
io, con i miei grandi passi,
la troverò,
dentro di te
o lungi da te.
e lei mi troverà,
lei che non tremerà davanti all’amore,
lei che sarà fusa
con me
nella vita o nella morte!

L’OBLIO

23 maggio 2010

Tutto l’amore in una coppa
ampia come la terra,
l’amore con stelle e spine
ti ho dato, ma camminasti
con piedi piccoli con tacchi sporchi
sul fuoco, spegnendolo.

Ahi grande amore, piccola amata!

Non mi fermai nella lotta.
Non cessai di marciare verso la vita,
verso la pace, verso il pane per tutti
ma ti alzai tra le mie braccia
e t’inchiodai ai miei baci
e ti guardai come mai
occhi umani torneranno a guardarti.

Ahi grande amore, piccola amata!

Allora non misurasti la mia statura,
e l’uomo che per te allontanò
il sangue, il grano, l’acqua
confondesti
col piccolo insetto che ti cadde sulla gonna.

Ahi grande amore, piccola amata!

Non sperare che ti osservi nella distanza,
all’indietro, rimani
con ciò che ti lasciai, passeggia
con la mia fotografia tradita,
io continuerò a camminare,
aprendo ampie strade contro l’ombra, facendo
dolce la terra, distribuendo
la stella per chi arriva.

Resta sulla strada.
Per te è giunta la notte.
Forse all’alba
ci vedremo nuovamente.

Ahi grande amore, piccola amata!

il male

23 maggio 2010

Ti ho fatto male anima mia,
ho straziato la tua anima.

Intendimi.
Tutti sanno chi sono,
ma quel Sono
è anche un uomo
per te.

In te vacillo, cado
e m’alzo ardendo.
Tu tra tutti gli esseri
hai il diritto
di vedermi debole.
E la tua piccola mano
di pane e di chitarra
deve toccare il mio petto
quando esce a combattere.

Per questo cerco in te la ferma pietra.
Aspre mani affondo nel tuo sangue
cercando la tua fermezza
e la profondità di cui ho bisogno,
e se altro non trovo
che il tuo riso di metallo, se non trovo
nulla che sostenga i miei duri passi,
adorata, ricevi
la mia tristezza e la mia collera,
le mani nemiche
che ti distruggono un poco
perché ti sollevi dall’argilla,
nuovamente creata per i miei combattimenti.

la prodiga

23 maggio 2010

Io ti scelsi tra tutte le donne
perché tu ripetessi
sulla terra
Il mio cuore che danza con le spighe
o lotta senza quartiere quando occorre.

Io ti chiedo dov’è mio figlio?

Non m’attendeva in te, riconoscendomi,
e dicendomi: «Chiamami per uscire sulla terra
a continuare le tue lotte e i tuoi canti?».

Rendimi mio figlio!
L’hai dimenticato sulle porte
del piacere, oh prodiga
nemica,
hai dimenticato che venisti a questo appuntamento,
o più profondo, quello
in cui entrambi, uniti, continueremo a dire
per la sua bocca, amor mio
ahi, tutto ciò

che non riusciamo a dirci?

Quand’io t’innalzo in un’onda
di fuoco e sangue, e si raddoppia
la vita tra di noi,
ricordati
che qualcuno ci chiama
come mai nessuno ci ha chiamato,
e che non rispondiamo
e restiam soli e codardi
davanti alla vita che neghiamo.

Prodiga,
apri le porte,
e che nel tuo cuore
il nodo cieco
si disciolga e voli
con il tuo sangue e col mio
per il mondo!

bella

23 maggio 2010

Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l’acqua
apre un ampio lampo di spuma,
così è il sorriso del tuo volto,
bella.

Bella,
dalle fini mani e dagli esili piedi
come un cavallino d’argento,
che cammina, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.

Bella,
con un nido di rame intricato
sulla testa, un nido
color di miele cupo
dove il mio cuore arde e riposa,
bella.

Bella,
gli occhi non ti stanno nel volto,
non ti stanno nella terra.
Vi son paesi, vi son fiumi
nei tuoi occhi,
la mia patria sta nei tuoi occhi,
io cammino in mezzo ad essi,
essi danno luce al mondo
dove io cammino,
bella.

Bella,
i tuoi seni sono come due pani fatti
di terra cereale e luna d’oro,
bella.

Bella,
la tua cintura
il mio braccio l’ha fatta come un fiume quando
è passato mill’anni per il tuo dolce corpo,
bella.

Bella,
non v’è nulla come i tuoi fianchi:
forse la terra possiede
in qualche luogo occulto
la curva e l’aroma del tuo corpo.
forse in qualche luogo,
bella.

Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
il tuo essere, la tua luce, la tua ombra,
bella,
tutto è mio, bella,
tutto è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre.

il tuo sorriso

23 maggio 2010

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

le tue mani

23 maggio 2010

Quando le tue mani vengono,
amore, verso le mie,
cosa mi recano volando?
Perché si son fermate
sulla mia bocca, d’improvviso,
perché le riconosco
come se allora, anzi,
le avessi toccate,
come se prima d’essere
avessero percorso
la mia fronte, il mio fianco?

La loro morbidezza veniva
volando sopra il tempo,
sopra il mare, sopra il fumo,
sopra la primavera,
e quando tu posasti
le tue mani sul mio petto,
riconobbi quelle ali
di colomba dorata,
riconobbi quella creta
e quel colore di frumento.

Gli. anni della mia vita
camminai cercandole.
Salii le scale,
attraversai le scogliere,
mi portarono i treni,
le acque mi condussero,
e nella pelle dell’uva
mi sembrò di toccarti.

Il legno d’improvviso
mi recò il tuo contatto,
la mandorla m’annunciava
la tua morbidezza concreta,
finché si chiusero
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
terminarono il loro viaggio.

il vasaio

23 maggio 2010

Tutto il tuo corpo ha
coppa o dolcezza destinata a me.

Quando ascendo la mano
trovo in ogni luogo la colomba
che mi cercava, come
se ti avessero, amore, fatta d’argilla
per le mie mani di vasaio.

Le tue ginocchia, i tuoi seni,
la tua cintura
mancano in me come nel vuoto
di una terra assetata
da cui staccarono
una forma
e uniti
siamo completi come un solo fiume
come una sola arena.

AMORI

23 maggio 2010

Tanti giorni, ahi tanti giorni
vedendoti sì ferma e vicina,
come lo pagherò, con che cosa?

La primavera sanguinaria
dei boschi s’è risvegliata,
escon le volpi dalle tane,
bevon le serpi la rugiada,
con te io vado tra le foglie,
tra i pini e in mezzo al silenzio
e mi chiedo se questa gioia
dovrò pagarla, come e quando.

Di tutte le cose che ho veduto
te voglio continuare a vedere,
di tutto ciò che ho toccato,
solo la tua pelle voglio toccare:
amo il tuo sorriso d’arancia,
mi piaci quando stai dormendo.

Che posso farci, amore, amata,
non so come amino gli altri,
non so come prima si amarono,
vivo vedendoti e amandoti,
naturalmente innamorato.
Mi piaci ogni sera di più.

Dove sarà? – vado chiedendo
se i tuoi occhi scompaiono.
Come tarda! – penso e mi offendo.
Mi sento povero, sciocco e triste,
e arrivi e sei una raffica
che vola giù dai peschi.

Per questo ti amo e non per questo,
per tante cose e sì poche,
così dev’esser l’amore
socchiuso e generale,
particolare e pauroso,
imbandierato e a lutto,
fiorito come le stelle
e smisurato come un bacio.

poveri ragazzi

23 maggio 2010

Come costa su questo pianeta
amarci tranquillamente:
tutti guardano le lenzuola,
tutti disturbano il tuo amore.

Si raccontan cose terribili
di un uomo e di una donna
che dopo molta fatica
e molte considerazioni
fanno qualcosa d’insostituibile,
si coricano in un solo letto.

Io mi chiedo se le rane
si vigilano e si sternutano,
se si sussurran nelle pozzanghere
contro le rane illegali
contro il piacere dei batraci.
Io mi chiedo se gli uccelli
hanno uccelli nemici
e se il toro ascolta i buoi
prima di trovarsi con la vacca.

Le strade ormai hanno occhi,
i parchi hanno poliziotti,
sono cauti gli alberghi,
le finestre annotano nomi,
s’imbarcano truppe e cannoni
decisi contro l’amore,
lavorano senza posa
le gole e le orecchie,
e un ragazzo con la sua ragazza
furon obbligati a fiorire
volando su una bicicletta.